zuleikaZuleika apre gli occhi - Guzel Jachina

“La vita di un libro non finisce con l’ultima pagina”, recita l’ultima riga dell’e-book appena chiuso, e in effetti sono ancora qui che penso a Zuleika e alla sua vita. Mi ha infatti lasciato un senso di vuoto penoso questo racconto di una vita grama, di continui stenti, messa a durissima prova che però riesce a scaldare il cuore col tepore dei sentimenti autentici. Perché nonostante la crudeltà, la sofferenza indicibile e la cattiveria, la forza dell'essere umano stupisce sempre, nella capacità di trovare un senso alla vita e riuscire ad amarla.


Siamo in uno sperduto villaggio tataro dove Zuleika, una contadina semianalfabeta da cui nessuno si aspetta nulla, se non il duro lavoro, vive con il marito, costretta a svolgere mille lavori e a subire le angherie di lui e della suocera-arpia- La Vampira che l’appella “gallina scema”. A seguito delle nuove leggi introdotte nel 1930 per la “dekulakizzazione”- l’eliminazione dei contadini “benestanti” - Zuleika si ritrova vedova e deportata in una remota e fredda zona della Siberia. Un viaggio su un vagone bestiame che durerà sei mesi,la deportazione si trasformerà in un’odissea, fra fame, malattie, fughe, morti. Un viaggio al limite della vita, dove solo i più tenaci o i più disperati ce la fanno.

E Zuleika dimostra di avere più forza di quanta ci si aspetta, e, in un’autentica lotta per la sopravvivenza, resisterà a tutto, saprà sempre trovare un motivo per andare avanti, la sua volontà di vivere sarà più forte di ogni avversità. Sarà l’arrivo inaspettato di un figlio, dopo la perdita di quattro figlie femmine appena nate, a renderla indistruttibile: nessuna fatica, nessun sacrificio sono troppo duri per il cuore di una madre. La seguiamo pagina dopo pagine, avventura dopo avventura, nella quotidiana lotta per la sopravvivenza, nel rigido inverno siberiano, in mezzo ad una natura spietata, attraverso le stagioni, inserviente in cucina, infermiera, e, imbracciando un fucile, cacciatrice nella tajga , fonte di sostentamento per il nuovo villaggio.

Parallelamente, vediamo Zuleika abbandonare le sue certezze, inculcatele dalla madre e poi dal marito e dalla suocera, liberarsi da alcuni dei pesanti vincoli religiosi e morali per pensare esclusivamente alla sopravvivenza propria e del suo amatissimo Juzuf. Da una povera quindicenne spaventata da tutto dell’inizio , riuscirà a riscattarsi dalla sua condizione di sottomessa e si trasformerà in una madre, una donna con i suoi desideri, vera, viva, e aprirà i suoi occhi sul mondo, su una nuova vita possibile accanto ai suoi simili. Tutti personaggi che si fanno amare i suoi compagni di viaggio e di resistenza, prima estranei che poi diventeranno la sua famiglia, i sopravvissuti, il gentile dottor Leibe uscito dal suo guscio di follia, Isabella e il suo svagato marito, soprattutto Ignatov, il comandante dell’Armata Rossa,uno dei personaggi più belli e più riusciti, complesso e sfaccettato nella sua lenta, misurata trasformazione.

Una tragedia familiare e storica, dove la grande Storia con la vita dei kulaki dentro i Kolchoz, le deportazioni,le purghe, la propaganda , le miserie, la guerra del periodo staliniano entra nella storia di una donna come tante.
Una narrazione di grande respiro umano e storico, dove accanto all’avventura si sente la compostezza ampia dei grandi classici. Situazioni realistiche, sequenze quasi cinematografiche (memorabile la scena del parto) si alternano con descrizioni di grande fascino, di straordinaria forza evocativa e simbolica, ai vertici del lirismo (la favola di “Semrug, re degli uccelli”- terza parte, Vivere –pg.350 che Zuleika racconta al figlio, un’allegoria di grande bellezza)

Ultima considerazione: trovo davvero sorprendente che questo libro così intenso e drammatico, calibrato e maturo, in una scrittura densa e insieme misurata, agile sia il frutto di una scrittrice esordiente che dimostra doti di grande maturità espressiva, capace di celebrare l’amore e la vita anche in condizioni storiche aspre,estreme. In cinquecento pagine che scorrono via senza che ci si accorga di essere arrivati in fondo. Soffrendo per questa eroina senza tempo e desiderando un po’ di tregua che alla fine arriva.…Zuleika apre gli occhi. Apre i suoi grandi occhi verdi e li spalanca subito, qualcuno la chiama e lei deve correre o saranno guai. Guai a non prendersi cura della vecchia suocera, la Vampira crudele che la vessa in tutti i modi e guai a non lavorare sodo, senza mai rallentare, agli ordini del marito Murtaza. Zuleika apre gli occhi sulla sua vita di contadina kulaki e sugli espropri voluti da Stalin, per il quale i kulaki sono dei traditori arricchiti che devono dare i frutti del loro duro lavoro alla grande patria, pena la deportazione. (Mariapia)

Impressioni e scambi di idee fra lettori/lettrici


Zuleika è una donna giovane e forte che nella sua vita proverà le fatiche e le rinunce più dure senza mai, davvero mai, perdere la sua purezza.
È un'anima candida Zuleika, attaccata alla vita come certe radici ai terreni più aridi, dai quali riescono comunque a trarre quanto basta per sopravvivere.
Questo romanzo ha il respiro ampio di quelli che sono stati i grandi romanzi russi: è appassionante, scorrevole nonostante la mole considerevole, è intenso e annovera, tra i tanti, alcuni personaggi che hanno tutte le caratteristiche per rimanere scolpiti nel cuore di chi legge.
Zuleika apre gli occhi sul dolore, ma anche sulla vita, sulla maternità. È uno spaccato di storia terribile, quella dei gulag e del freddo della Siberia, ma è anche una grandiosa storia d'amore.
Qualcuno ci ha già detto che è uno dei romanzi più belli che abbia mai letto. Ed è vero. È indimenticabile. (Maria)

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Stamane ho terminato Zuleika. Un gran libro che si legge d’un fiato con la protagonista che esce fuori dal libro e che vuoi in qualche modo proteggere e consolare anche se in realtà è una quercia possente.
La storia è quella della contadina Zuleika che entra a pieno titolo nella Storia della dekulakizzazione degli anni trenta in Russia. Ma se i grandi eventi storici vengono narrati sullo sfondo in primo piano c’è l’uomo contro l’uomo, la crudeltà della sopraffazione, della deportazione disumana ma soprattutto l’umanità di questa piccola donna e il suo amore sconfinato per il suo ultimo figlio, l’unico sopravvissuto.
E poi c’è il bosco, il freddo, la fame e la paura. Alcuni personaggi sono indimenticabili, il dottore, il comandante che ha un onore fermo e convinto pur nella disperazione. Insomma per me da leggere. (Lidia)
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Mi è piaciuta molto questa tragedia familiare e storica, dove la grande Storia entra nella storia di una donna come tante. Personaggio indimenticabile Zuleika , da cui nessuno si aspetta nulla se non duro lavoro, capace di trasformarsi da ragazzetta spaurita e sottomessa in donna, madre, cacciatrice nella tajga ma, concordo con te, Lidia, mi è piaciuto moltissimo anche il comandante Ignatov,uno dei personaggi più belli e più riusciti, complesso e sfaccettato nella sua lenta, misurata trasformazione. Come pure il gentile dottor Leibe, uscito dal suo guscio di follia. Bella scrittura, potente, realistica , a volte quasi cinematografica, altre lirica ( commovente la favola allegorica di Semrug, re degli uccelli). Sono rimasta incollata alle pagine,ho respirato l'aria e l'ampiezza dei grandi russi.
Trovo davvero sorprendente che questo libro così intenso e drammatico, calibrato e maturo, in una scrittura densa e insieme misurata, agile sia il frutto di una scrittrice esordiente che dimostra doti di grande maturità espressiva, capace di celebrare l’amore e la vita anche in condizioni storiche estreme come quelle dell'inferno siberiano. In cinquecento pagine che scorrono via senza che ci si accorga di essere arrivati in fondo. Soffrendo per questa eroina senza tempo e desiderando un po’ di tregua per lei e per noi.…(Mariapia)

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