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Recensioni

Cambiare l'acqua ai fiori

cambiare acqua

Cambiare l'acqua ai fiori - Valérie Perrin

 

“Che sono le lacrimanze? ” E’ una parola che ho inventato io e che riunisce malinconia, sensi di colpa, rimorsi, passi avanti e passi indietro. Tutte le cose che ci avvelenano la vita, insomma, quelle che ci impediscono di evolvere.” -

C’è molto sapore di Francia in questo libro dall’ambientazione insolita, un cimitero in Borgogna, poi Marsiglia, il Midi, il mare di Provenza, con qualche tocco alla Lelouch di “Un uomo, una donna” di cui l’autrice, ho scoperto, è la moglie.

E poi lettere, pagine di diario di un amore che ha sfidato la morte, epigrafi come epitaffi, poesie, stralci di canzoni, citazioni, film. Si respira proprio una bella aria, un misto di leggerezza e malinconia, tra queste cinquecento pagine o poco meno.
Incantevole la protagonista Violette, la guardiana del cimitero, gentile e disponibile, che accoglie,conforta, ascolta,accudisce uomini, gatti e lapidi, parla con i morti, le lucertole, Dio. Una vita dolorosa alle spalle che scopriamo a poco a poco ma che non l’ha piegata, non le ha impedito di vivere o sopravvivere in un presente domestico fatto di quotidianità, di piccoli gesti salvifici.Di tornare ad avere fiducia nella vita, perchè Violette si è allenata, è pronta : lei che anche nell’abbigliamento indossa l’estate coi suoi colori vitali e gioiosi sotto l’inverno, triste e spento, si lascerà scompigliare l’esistenza così ordinata da Julien, quell’enigmatico commissario entrato quasi per caso nel “suo” cimitero con una richiesta altrettanto strana.
Un romanzo che non parla solo di morte e di defunti ma di affetti, amori rinviati, rimpianti, paure,incomunicabilità, debolezze umane, lacrime, perdono. Della potenza dell’amore che vince anche la morte.
Nonostante i fatti drammatici che stanno dietro alla vita di Violette il libro è leggiadro e rasserenante, pieno di fiori, musica, colori, gatti, personaggi strani o defunti ma vivi più che mai, amici che risanano le ferite come Clelia, un raggio di sole, o Sasha, una presenza discreta e silenziosa, l’amico che tutti vorremmo avere. In una scrittura fluida, senza fronzoli, avvincente. Un racconto ricco di sfumature, di delicatezza, di raffinata sensibilità. Sentimentale senza sentimentalismi. Condito nella seconda parte con note di giallo, segreti da svelare, colpi di scena con pennellate di rosa ma mai stucchevole. Arrivata alle ultime pagine, sulle note de “La vie devant soi” di Vincent Delerm che mi sono andata subito ad ascoltare, ho salutato a malincuore Violette con i suoi tratti così singolari diventati familiari, la sua grazia, il suo coraggio di affrontare e superare il dolore ricominciando a vivere. (Mariapia)

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