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Recensioni

I vagabondi

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I Vagabondi  di Olga Toakrczuk

“Volo da Irkutsk a Mosca. Si decolla da Irkutsk alle otto del mattino e si atterra a Mosca alla stessa ora – otto del mattino dello stesso giorno. Questo è il momento esatto in cui sorge il sole, quindi si vola per tutto il tempo all'alba. Si rimane in questo singolo istante, grande, tranquillo, espanso come la Siberia. Dovrebbe essere il momento per la confessione di un'intera vita. Il tempo scorre all'interno dell'aereo, ma non fuoriesce all'esterno.»

Da sempre adoro viaggiare ed il viaggio per me e’ tantissime cose: è l’ansia della notte prima, aspettativa e desiderio di mondi nuovi, e’ la solitudine di certe sere, e’ l’incontro con l’altro, il mescolarsi delle storiei, odori, sapori, colori, uno sguardo, una vaga speranza, una nuova possibilita’, il fuso orario che cambia, un riparo ed una doccia calda, mani che si toccano, abbracci timorosi, inchini che danno il benvenuto, parole che non comprendo, occhi che guardano, il libro trovato sul comodino, la tristezza lieve di alcune citta’,la nitidezza di un profilo, e’ aereoporto, treno, nave, piedi, e’ quello che imparo e quello che lascio, e’ cultura ed avere cura, e’ trovarsi altrove con un bagaglio polveroso,il saluto scambiato con uno sconosciuto, forse il viaggio non e’ nemmeno un luogo e’ un destino scritto nel karma, viaggio per dimenticarmi e ritrovarmi, , per piangere lacrime diverse ed emozionarmi e come dice Olga «Ogni volta che parto scompaio dalle mappe». Questo romanzo è un’opera di narrativa, un memoir, un taccuino, un libro di viaggio senza geografia; “è una storia nomade che attraversa il tempo e restituisce all’incontro e all’ascolto dell’altro la sua centralità. Lo scopo di ogni mio pellegrinaggio e’ un altro pellegrino.”

La scrittura di Tokarczuk a volte scorre con velocità di un fiume in prossimità delle rapide, altre volte si concede la lentezza di una passeggiata in mezzo ai campi. Le storie sono a volte lunghe, un vero e proprio racconto , altre brevissime come un appunto o la descrizione di ciò che l’autrice ha davanti agli occhi. Troviamo piccoli brani di venti righe, capitoli lunghi una pagina, a volte due, qualche volte delle storie che superano la decina di pagine. Troviamo delle lettere arrivate dal passato, i capitoli hanno titoli, ma non numero. Questo e’ un libro “eccentrico” dalla poetica particolare che fa si che una conversazione riportata a pagina sessanta, venga ripresa ottanta pagine più avanti, alcuni personaggi li lasciamo all’inizio per incontrarli di nuovo alla fine. «Guardarsi intorno ancora una volta è come osservare un quadro nel quale sotto milioni di particolari c’è una forma nascosta nel caos. Una volta vista non si può dimenticare.» Le pagine ci parlano di donne e uomini normali, donne e uomini fuori dall’ordinario, Olga e’ seduta a tavola con sconosciuti o e’ intenta ad osservare le persone ai margini di conferenze tenute all’interno degli aeroporti, oppure racconta del dottor Blau, un anatomista molto particolare, di Cioran e di Cleopatra, dei bieguni, nomadi slavi che si muovono contando sulla gentilezza altrui, di balene e di marinai perduti. Ci fa incontrare una donna che sente il bisogno improvviso di allontanarsi da casa e viaggiare per giorni interi lungo le linee della metropolitana, dormira’ con una barbona e vorra’ conoscere la sua storia, un’altra sparirà per alcuni giorni con il suo bambino, su una piccola isola durante una vacanza, succede che qualcuno voglia o debba sparire, e se viene chiesto dove, quando perche? Beh ci sono domande senza risposta. Una delle storie piu’ commoventi e’ quella della sorella di Chopin che porta il cuore del fratello morto a Parigi a Varsavia che ribadisce il concetto che il viaggio e’ sempre una sorta di ritorno, non alla casa dalla quale siamo partiti, non ad una nuova, ma un ritorno al cuore di noi stessi.

«Sembra proprio che esista un punto fisso attorno al quale continuo a girare. Da cosa troppo lontano e a cosa troppo vicino?»

Un viaggio quello intrapreso con I vagabondi che mi ha illuminato, ha focalizzato la mia attenzione sul fatto che ogni volta che viaggio lascio da parte i preconcetti e tutto cio’ che credo di sapere, mi predispongo all’ascolto degli altri, le loro parole, la loro lingua, le loro storie, non importa che il viaggio sia altrove, in fondo in fondo si tratta solo di movimento da me verso per un altro luogo, da me verso un’altra persona ed allora si puo’ essere in viaggio anche al mercato rionale, in coda alla Posta o in banca, in farmacia, in biblioteca, perche’ non ci ho pensato prima? E’ viaggio anche andare nei luoghi di tutti i giorni basta andarci con la voglia di condividere un pensiero, un gesto, una carezza spesso piu’ importanti di un pezzo di pane. Ci piace considerarci nomadi eppure fatichiamo ad accogliere e se toccasse a noi chiedere accoglienza? Partire puo’ migliorare la nostra capacita’ cognitiva, alimentare la nostra curiosita’, rendere piu’ consapevole il nostro stare al mondo, del resto in un tempo in cui i popoli si spostano per fame, per guerra, per il desiderio di un futuro migliore, un tempo di tratte crudeli di esseri umani e di furibondi scontri politici anche un libro difficile come questo ci trasmette un messaggio di profonda attualità. Una lettura complicata ma consigliata. (Giulietta)

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