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Recensioni

Ninfa dormiente

ninfa

 

Ninfa dormiente - Ilaria Tuti

 

Tutti l’aspettavano al varco. 

Ilaria Tuti non ha deluso, non solo non ha deluso gli scettici ma non ha deluso anche i grandi estimatori del primo romanzo, il suo “Fiori sopra l’Inferno”. E se alcuni di noi hanno parlato di sovrascrittura come se il successo di Fiori sopra l’Inferno abbia intimidito l’editor su Ninfa Dormiente, noi troviamo invece che il romanzo regga sotto tutti i punti di vista. E chiamiamo questa sovrascrittura, che sicuramente si nota, rispetto alla prima prova, una sorta di lirismo che ben si accompagna all’aumento della drammaticità via via che la storia procede.

Questo lirismo diventa letteratura nel caso di Ilaria Tuti, e in questo è accompagnata da molti grandi scrittori italiani viventi che usano il thriller solo per sottolineare la magnifica capacità di descrivere e di evocare luoghi, persone, paesaggi.

Come nei paesaggi del tardo Settecento pervasi da visioni notturne e da incubi eppure così ben strutturati memori dello stile Neoclassico, Ilaria Tuti si addentra nel bosco e scruta attentamente tutto il popolo che circonda la sua storia con occhi notturni. Scoprendo ombre e sfaccettature impossibili da rilevare in piena luce.

I suoi personaggi indimenticabili e ancora più marcati sono Teresa Battaglia, un vero Detective con la D maiuscola che normalmente dovrebbe accoppiarsi all’aggettivo Dannata come in ogni grande tradizione che si rispetti eppure anche la sua dannazione personale è pura, non un’alcolista impenitente, non una testimonianza di perdizione e di oblio, bensì una donna con un segreto enorme, quello di una malattia che avanza e che inesorabilmente ne affievolisce le capacità e la lucidità proprio come una droga che si rispetti. Eccolo il rivolgimento epocale di tutti i canoni conosciuti. La Grande Madre Teresa Battaglia conserva il segreto più terribile di tutti.

L'altro è il suo antagonista/coscienza/collega Massimo Marini che  in questo thriller cresce a velocità sostenuta. Il suo senso di inadeguatezza, le sue paure viaggiano direttamente e specularmente con quelle di Teresa Battaglia, suo superiore e una delle tante donne della sua vita che deve proteggere e/o allontanare. Schivo e battagliero cerca di tenere per se le sue insicurezze e le sue perplessità ma la collega ha un potere subdolo e convincente, quello dell’ascolto.

Le vicende si sviluppano intorno al ritrovamento di un quadro dipinto con il sangue. Un quadro il cui esecutore si è chiuso per sempre al mondo dopo aver perso la passione e l’amore.

Il luogo in cui si svolgono le vicende è anch’esso in una specie di limbo geografico, quasi una terra di nessuno, la Resia. Saccheggiata dalle milizie tedesche in ritirata definita dai partigiani e invasa dai titini.

Un territorio legato alla storia in cui il bosco, protagonista di tutto il male è ancora pervaso da ogni singolo grido, sparo, gocccia di sangue versato.

Non si possono di certo raccontare gli sviluppi di un romanzo che si snoda tra presente e passato vi basti solo sapere che abbiamo fatto di tutto per non leggerlo velocemente, guardato film la sera, serie tv improbabili, tutto solo per procrastinare il momento della fine di questo romanzo superlativo.

La scena finale degna di un epilogo di Brian de Palma resterà negli annali del Thriller italiano, brava Ilaria, ci hai tenuto incollati alla pagina fino al momento della verità. Un’impresa non da tutti. (Lidia)

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