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Recensioni

L'unica storia

barnes

L’unica storia- Julian Barnes Einaudi 

L’unica storia, ultimo romanzo di Julian Barnes, narra della storia d’amore tra una madre di famiglia ed un diciannovenne nell’Inghilterra perbenista di qualche decennio fa. La liason viene raccontata dalla parte di quello che fu il ragazzo, anche se non sempre è lui il narratore, dato che Barnes - nelle tre parti da cui è composto il romanzo- alterna la prima persona alla seconda e alla terza. Ho amato molto Il rumore del tempo e Prima di me; al contrario, L’unica storia (titolo assai poco accattivante) mi è apparso un romanzo frammentario.

Dopo un incipit così ben scritto da rendere affascinanti quesiti scontati (meglio amare di più con il rischio di soffrire molto o il contrario?), inizia il racconto di questa “relazione pericolosa” in cui non mancano elementi di inverosimiglianza.

Ed è qui, tra la fine della prima parte e l’inizio della seconda, che ho trovato il libro meno riuscito. Ho provato quella sensazione di estraneità che si vive quando si lascia trascorrere molto tempo tra una lettura e l’altra dello stesso testo. Insomma, quando non si riesce ad entrare nel clima del libro, solo che qui era il libro a non sembrare in sintonia con se stesso. Mi sono detta che probabilmente il limite è che manca un requisito essenziale: l’amore. Come si può immaginare una storia così trasgressiva, difficile e ostacolata, senza che ci sia stato un innamoramento, un corteggiamento, una passione divorante. Barnes ci comunica che i due l’hanno vissuta, ma il lettore (o almeno io) non la percepisce. È vero che lui stesso ci mette in guardia: “Io sto ricordando il passato, non lo sto ricostruendo”, ma ciò non giustifica il clima algido che si annida nelle prime cento pagine, almeno. Perché il ricordo può modificare la prospettiva, ma non annientarla. Quando poi la storia inizia a vacillare, si avvertono le differenze tra i due, le difficoltà e le inquietudini del rapporto, il romanzo funziona. Perché è nel tormento, nel dolore, nella tribolazione, nelle elucubrazioni mentali che Barnes raggiunge livelli elevatissimi, come avvenuto nei precedenti romanzi che ho citato prima. Nella terza parte, poi, il romanzo appare portato un po’ troppo per le lunghe: forse si sarebbe potuto chiudere prima. In fin dei conti, nonostante alcune belle pagine,una lettura che non mi ha lasciato granchè, eccetto che il desiderio di rileggere quel vecchio romanzo in cui pure si racconta di un amore vietato tra una donna sposata con un signore freddo e distinto ed un bell’ufficiale. E si legge di come questa passione travolgente si consumi fino ad indurre quella donna a gettarsi sotto un treno. E pure io, come Piperno, spero sempre che lei, Anna, possa salvarsi. (Lenor)

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