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Recensioni

Leone

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Leone, Paola Mastrocola

Solitudine, diversità, infelicità nascosta,disagio del vivere. Vita appiattita sul quotidiano.Fragilità dei rapporti umani.Perdita della dimensione spirituale dell’esistenza, bisogno di trovare un senso, di aprirsi all’Altro per recuperare una dimensione più umana. Senza ricette facili e pronte. Ognuno a suo modo. Ma con un richiamo collettivo ad un bisogno connaturato alla nostra dimensione interiore , di non sentirsi soli, ad un “dentro” che abbiamo dimenticato ,troppo occupati dal “fuori”.

Tutto questo è “Leone”, l’ultimo libro di P.Mastrocola, ,dove protagonista è un bambino di sei anni, figlio di genitori separati,esile, solitario e timido (nome antifrastico) che fa un gesto eversivo, che crea scandalo, in una società superficiale, distratta o affannata: si mette a pregare senza motivo e nei luoghi meno indicati ,senza nascondersi, generando tra gli adulti stupore incredulità,imbarazzo,curiosità malsana, vergogna.Un’ anomalia, quasi un “vizio” di un piccolo marziano ma che marziano non è: solo un bambino dallo sguardo limpido,spontaneo e fiducioso che sa cos’è l’amore, lo ha conosciuto e cerca di ritrovarlo intorno a sé attraverso i ricordi, gli atti imparati dalla nonna che gli ha insegnato con amorosa delicatezza a pregare in modo naturale, una sorta di pensiero magico.E la vicenda cresce, monta, si sgonfia per poi sfociare in un finale dove fa irruzione l’imprevisto, un evento dalla forte valenza simbolica,metafora di un mistero che ci avvolge e ci sovrasta, che sarà la chiave per unire le persone in un unico desiderio.E qui il romanzo vira dal realistico al magico, a segnalarci che di una dimensione magica abbiamo tutti bisogno, di credere che qualcosa possa cambiare nelle vite di noi tutti. Perché credere (non importa in che cosa, vale anche per i laici) produce cambiamenti, se non altro nelle relazioni tra le persone.

La narrazione, come sempre in questa scrittrice, intenta in tutti i suoi libri ad indagare i rapporti umani in profondità ma con leggerezza, procede sottotono. Pochi fatti, semplici, raccontati sottovoce, come semplici e cristallini sono i pensieri e i ricordi ,”sprazzi,raffiche di vita passata” di Leone : il gioco del comò con la nonna, l’attesa di Gesù Bambino, (non Babbo Natale) o la preparazione del presepe e degli agnolotti per” la vigilia di Natale , il giorno più bello dell’anno, talmente diverso dagli altri che sembrava fatto di un’altra sostanza, non si sa quale ma un’altra, differente. Com’è diverso un biscotto da una zucchina lessa. La vigilia era il biscotto, tutti gli altri giorni dell’anno zucchine lesse, una di fila all’altra. 364 zucchine lesse”. Vere macchie di colore nel deserto incolore del mondo in cui sono immersi tutti gli altri: i vicini, i compagni di scuola,la mamma Katia,sola e infelice,assente suo malgrado, che quel figlio “fatto non di legno levigato e piano ma con nodi, sobbalzi, ruvidezze” proprio non lo capisce, il padre presente a cadenza quindicinale per una cena impacciata da McDonalds. E Leone, con quei due genitori “senza bordi”, si difende dall’assalto degli altri con esercizi di inesistenza, come diventare un albero,per esistere il meno possibile.

Un libro fresco,tenero, scritto con delicatezza, capace di sorprendere ad ogni pagina,di rinnovare e addolcire il colore delle cose. Quasi una favola metropolitana moderna per questa idea di mettere al centro un gesto semplice e naturale come la preghiera, facendolo diventare un atto eversivo e un bambino capace,col suo candore,di mutare la realtà che lo circonda e di scalfire l'insensibilità che ormai avvolge il mondo.

Un richiamo fiducioso alle seconde possibilità. Non zuccheroso, non buonista ma” di una bontà sincera come quella dei maritozzi con panna dell' infanzia “, la più bella definizione del libro data da un'amica. 

Leggetelo e regalatelo per finire bene l’anno o cominciare in modo nuovo quello che verrà! (Mariapia)

 

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