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Recensioni

Cambio di rotta

cambio di rotta

Cambio di rotta - Elisabeth Jane Howard; 

 

Pensi di ritrovarti nelle atmosfere che hanno caratterizzato i cinque volumi della saga dei Cazalet: il salotto animato e pieno di vita, suoni, voci e profumi di Home Place , amori che nascono e amori che si ricuciono, i cambiamenti dopo la guerra con i vari membri della famiglia che via via diventano adulti o invecchiano con nuove responsabilità e prospettive, insomma quel mondo sempre in movimento,quella epopea tutta inglese venata da atmosfera briosa poi malinconica.

E invece ti ritrovi in una Londra cosmopolita e mondana, frivola e nevrotica, sostanzialmente statica, o in un’abbagliante isola greca dal tempo sospeso tra passeggiate, bagni, pasti frugali,tramonti dorati.

Sembra un’altra Howard quella che ti si presenta, sia nella trama ,più contenuta e ridotta ( nella storia sembra non accada nulla fino al cambio di rotta premonitore del titolo), sia nello sguardo più acuto che indaga sulle relazioni umane sia nella scrittura più sofisticata, più profonda pur nel nitore e nell’eleganza di sempre.
Tanto che a volte hai la sensazione che tutto rallenti troppo, la storia, il tempo,le introspezioni…..C’è la consueta attenzione ai dettagli, alle atmosfere, alle descrizioni, ma più ombre che luci. Non più però quadretti idilliaci, risate spensierate, bisbiglìi,argenterie, tintinnii delle tazze da thè, , frivolezze, segreti, scandali,colori vivaci o dolci malinconie quanto sentimenti laceranti, risentimenti, ricordi 
dolorosi, sensi di colpa, inadeguatezza, complessi, delusioni, menzogne, stralci di vite vissute o solo sognate....

E’ in sostanza una Howard più matura anche se meno frizzante quella che si mostra in questo romanzo che, pubblicato nel 1957, venne accostato a Lolita di Nabokov come miglior libro dell’anno.

Siamo a Londra, fine anni ’50, mondo del teatro,dell’élite culturale e della alta borghesia ebraica cosmopolita, che vive una vita agiata e nomade.I personaggi al centro della storia sono quattro, un quartetto, anzi un terzetto iniziale composto da EMMANUEL, drammaturgo di successo, donnaiolo impenitente, in crisi creativa, irrequieto, tormentato,fedifrago, prigioniero della propria maschera o meglio dei tre “ometti inquieti” che sente abitare dentro di sé; LILLIAN, moglie fragile, mondana, vulnerabile, ipersensibile, prigioniera di un passato doloroso che non passa, unita al marito dalla tragedia che li ha colpiti, dal senso di colpa e da una dipendenza reciproca. Alla coppia è unito in pianta stabile l’uomo-ombra del drammaturgo, JIMMY, suo fedele segretario, assistente, manager tuttofare nonché mediatore familiare. Privo di vita propria finchè non entrerà nella sua, anzi in quella di tutti, la giovane ALBERTA,apparentemente insignificante, fresca e ingenua ragazza di campagna,prima segretaria poi attrice in prova, in continua ammirazione della vita che la stupisce in ogni occasione ma capace di guardare dentro se stessa e dentro gli altri, di fare anche delle scelte individuali coraggiose vincendo timidezza e paure. Inizialmente punto di equilibrio ,poi di rottura per il quartetto, quindi di ripartenza.

Ma senza svelare altro direi che il romanzo, intimo e profondo, oltre a mettere in scena la difficoltà delle relazioni umane,dell’accettazione dei propri limiti e delle proprie imperfezioni, il dolore della perdita,la forza della tentazione,il fascino dell’innocenza, l’amore che appassisce e l’amore che esplode, è un invito alla speranza perché, come faranno i quattro protagonisti ognuno in modo diverso, invertire la rotta della propria vita si può. Bisogna lasciar andare le sofferenze del passato,le persone che rischiamo di far soffrire,le maschere che indossiamo , iniziare a guarire e guardare al futuro. E’ questo che all’autrice preme comunicare.

“Io non voglio dimenticare le cose che ha detto , l’uomo che è stato, ma in qualche modo devo andare avanti, da sola”dirà nell’epilogo Lillian, il personaggio più fragile ma anche più deciso a cambiare nel profondo ,quando sarà pronta a riprendere in mano la sua vita per trovare la propria strada.Come a dire, per tutti, la chiave di una vita è nel coraggio.

Ed è proprio in questo finale dal sapore dolce amaro che ho ritrovato la Howard dei Cazalet, nel sentimento del tempo che passa, nelle ferite profonde lasciate dalla vita (lì dalla guerra) che bisogna far rimarginare,nella forza costruttiva per cui anche il fallimento, la tragedia o semplicemente la rinuncia è occasione per il miglioramento dei personaggi. “E’ la differenza tra una vita alla Jane Austen e una vita alla Tolstoj” dice Alberta ad un certo punto .Così, lasciandosi alle spalle l’incanto della Grecia,le contraddizioni delle loro vite si ricompongono e la luce scaccia l’ombra.

In conclusione, mi sono piaciuti i personaggi indagati nelle pieghe più riposte del loro animo, che si interrogano, si scoprono a poco a poco, si mettono a nudo; mi è piaciuto il modo di raccontare alternato a più voci che consente una visione pluriprospettica ;mi è piaciuto che dall’incontro improbabile di mondi diversi possano scaturire seconde possibilità per tutti; mi è piaciuto lo stile raffinato e pacato che colora i paesaggi, i tramonti, le emozioni attraverso rapide pennellate, ( le bastano tre aggettivi in sequenza per definire, evocare, suggerire…..). Certo questo romanzo non mi ha rapito come è successo con la famiglia Cazalet ma ho accompagnato volentieri Emmanuel, Lillian, Jimmy, Alberta nei loro viaggi fisici e soprattutto interiori fino al loro salvifico…… cambio di rotta.

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