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Recensioni

I colori dell'incendio

lemaitre

I colori dell'incendio, Pierre Lemaitre

Premetto che non conoscevo l’autore e il successo del suo primo libro della trilogia, Ci rivediamo lassù, vincitore in Francia del premio Goncourt 2013.
Mi sono accostata a questo romanzo incuriosita dagli elogi tributatigli da critici autorevoli che definiscono Lemaitre il vero erede di Dumas (Augias, D’Orrico che in pagella gli da’ un bell’8,5!) e, confesso, anche attratta dal fascino emanato in copertina da quell’enigmatico ritratto femminile che è tutto una promessa...

E non sono rimasta delusa, anzi il libro mi ha tenuto avvinta per quasi tutte le sue 500 pagine.

Siamo in Francia, agli albori del 1927, in una Parigi inconsapevole dei venti che si stanno agitando, o meglio dei bagliori che provengono dalla vicina Germania e che da lì a breve infiammeranno tutta Europa…La storia raccontata ripropone uno schema classico nella narrativa dell’Ottocento: una disgrazia iniziale da cui la vicenda si mette in moto per poi precipitare, che avviene nel corso dei solenni funerali del potente banchiere Péricourt ( non anticipo nulla per non togliere il gusto della descrizione a chi vorrà leggerlo, dico solo che D’Orrico definisce l’incipit, vera sequenza cinematografica, “un’apertura alare da aquila reale”). Dopo la discesa agli inferi, la rovina economica della famiglia e quel che ne consegue,nella seconda parte, assistiamo alla vendetta con punizione dei colpevoli. 
Ora, quel che è rimarchevole in questo schema tutto sommato consueto, è che ad essere protagonista è una giovane donna,Madeleine, figlia del grande banchiere, che all’inizio vediamo come la classica borghese, viziata, che si ritrova a dover gestire l’enorme patrimonio ereditato in un ambiente maschile e intimamente ostile. Quando capirà che a rovinarla e a farle perdere tutto sono state le persone a lei più vicine, da donna fragile e indifesa si trasforma in dea della vendetta che orchestrerà con stratagemmi feroci, pianificata con fredda e lucida determinazione. 
Intorno a lei e allo sfortunato figlio,il piccolo Paul, disabile e infelice, che però crescerà nel corso della storia,si muovono personaggi maschili ambigui, mediocri, ipocriti, o perversi,attratti dal potere e dal denaro, tutti all’origine della rovina economica di Madeleine, in particolare:un precettore/amante, aspirante giornalista ambizioso, un bancario/ consigliere affarista e traditore, uno zio avido e politico corrotto. Così tra giochi di potere,intrighi,squali della finanza, passioni, corruzione,arrivismo, affari sporchi, la vicenda si sviluppa e procede inesorabile verso il compimento della vendetta di Madeleine.

Di ben altro spessore e statura sono invece i personaggi femminili, tutti diversi tra loro. Alla tragica determinazione di Madeleine, alimentata da amore materno e sensi di colpa, fa da contraltare l’altrettanto spavalda determinazione di Léonce, governante-prostituta , prototipo dell’arrampicatrice sociale; dall’altro lato la esuberante,straripante Solange, cantante lirica sempre sopra le righe ma capace di salvare con la sua passione, la sua voce,la sua amicizia quel bambino depresso e irrecuperabile che è diventato Paul a causa della sua disgrazia e delle violenze di cui è stato vittima ; infine la generosa, rassicurante Vladi, infermiera polacca di Paul che non dice una parola di francese ma sa parlare la lingua del cuore e della schiettezza, donna autentica, gioiosamente libera.

Si legge come un giallo (pur intuendo prima e conoscendo dopo i colpevoli); si guarda come un quadro d’epoca in cui gli eventi personali vengono perfettamente incastrati, quasi un romanzo storico; si seguono le vicende avventurose e i colpi di scena che si accavallano come in un feuilleton dal ritmo e meccanismo narrativo perfetto; si sentono gli echi dei grandi maestri dell’Ottocento a cui lo stesso autore tributa un omaggio (l’ampio respiro di Balzac e il denaro come motore dell’azione, Dumas e lo spirito della vendetta ma anche un certo determinismo ambientale alla Zola…) 
Tutto descritto in una scrittura piana, scorrevole,asciutta , dove il dramma sempre presente o incombente è alleggerito da lievi tratti ironici disseminati qua e là ( a volte con un’insistenza impietosa e penosa come per le bruttissime gemelle, figlie dello zio Charles, "con gambe secche, ginocchie valghe,, acne diffusa, denti finti, trepidanti come galline. Sembrava che alla nascita un dio depresso avesse scaraventato in bocca a ognuna di loro una manciata di denti….")

Se poi si vuole andare più a fondo, come non leggere nella difesa di Vladi da parte di Madeleine,rifiutata da un negoziante come straniera,una nascente coscienza politica o almeno sociale? o nella felice libertà sessuale di Vladi se non un protofemminismo consapevole, l’affermazione della libertà individuale ? Anche nel clamoroso gesto di Solange che,a Berlino, nel tempio del nazismo, a sorpresa sostituisce i cartelloni del suo spettacolo e stravolge la scaletta dei pezzi come strenuo atto di opposizione all’astro nascente di Hitler si avverte la rivendicazione di un’ espressione artistica,ma non solo, libera e consapevole.

A noi lettori il piacere di appassionarci ad una storia e l’occasione di riflettere sul nostro presente se vogliamo tener conto delle intenzioni dichiarate dallo stesso autore :”Parlo del passato per occuparmi del presente”…(Mariapia)

 

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