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Recensioni

La corsara

corsara

SANDRA PETRIGNANI, La corsara, ritratto di Natalia Ginzburg
E’ una Natalia bifronte, quella che emerge dall’appassionato, denso e fluente ritratto che le dedica un’altra scrittice, Sandra Petrignani, che si avvicina alla donna, alla scrittrice, all’intellettuale con profondo rispetto, discrezione, ammirazione e lavora con rigore nella ricerca delle fonti e nella ricostruzione dei fatti.

Corroborata da un metodo già sperimentato in La scrittrice abita qui, racconto del pellegrinaggio nelle case di V.Woolf, K. Blixen, M. Yourcenar, Colette e di altre Signore della scrittura, la Petrignani ripercorre passo passo vita e opere dell’autrice di Lessico famigliare, il libro-mito che la rese famosa, rileggendola dai primi racconti ai romanzi più riusciti per ognuno dei quali profila la genesi, agli ultimi articoli sui giornali, andando sui suoi luoghi, ancora una volta le case (Torino, Roma, Pizzoli, sede del confino) e facendosela raccontare dalle persone che l’hanno conosciuta.

All’inizio conosciamo la bambina timida e selvatica, delicata e confusa, somara e pigra, l’”impiastro per sempre” come la definisce il temutissimo padre; ma lei sente da subito l’orgoglio di essere una creatura speciale insieme alla vergogna di non essere come tutti.

La ragazza “che si pettina e si spettina in continuazione”, alla ricerca di un’identità pacificatoria che riuscirà in parte a scoprire con Leone Ginzburg, suo primo marito-padre, maestro, guida, faro, che la incoraggia a scrivere, sua autentica vocazione.

La donna "capo-tribù" (Garboli) madre, donna solida, tutta d’un pezzo ma dotata di un calore sentimentale di torinese-palermitana che incontrò l’animo russo incarnato in Leone, condividendo il suo rigore morale che contraddistinse tutta la sua vita e opera.

Domestica negli affetti, capace di legami forti e duraturi anche se contrastati, sempre affidabile nei rapporti e nelle amicizie.e contemporaneamente corsara con i suoi commenti sempre irruenti e a volte spiazzanti, fuori dal coro, fedele alle proprie meditate convinzioni , al preciso mandato affidatole da Leone prima di morire (scrivi, sii coraggiosa e utile agli altri).

Il “bue muschiato” come la definiva Pavese per l’aria sempre imbronciata e per la tendenza a caricare a testa bassa.

E nelle 460 pagine si dipana , animato e coinvolgente il rapporto col primo marito, tenero e protettivo, eroico e integro, perso troppo presto e in modo traumatico ma che ritroverà in ogni passo della sua vita; col secondo Gabriele Baldini, così diverso da lei, leggero,frizzante, "che attutiva, come un cuscino, il difficile rapporto tra lei e il mondo"; con i figli tanto amati e protetti; col prossimo e con la scrittura per lei essenziale ad esprimere il suo bisogno di verità; con le scarpe sempre bucate, gli specchi rotti; i tanti lutti; il dolore nascosto e struggente per Susanna, la figlia disabile, accudita con un silenzioso esercizio quotidiano alla rassegnazione e alla pazienza fino al sopraggiungere della vecchiaia, quella brutta cosa per cui gli altri” non guardano più dalla nostra parte perché ora siamo diventati quello che non abbiamo mai desiderato diventare”.”Questa è la vecchiaia. Fare il gesto di accendere la luce e rimanere al buio”.

Su tutto alita il sentimento della nostalgia, nostalgia della famiglia (in sottotraccia in tutte le sue opere narrative e teatrali), una quieta malinconia, un senso di tristezza che affonda nell’infanzia.

E poi scorrono i tanti amici, da Cesare Pavese, dolente, appartato, (“Passavo la sera davanti allo specchio per tenermi compagnia”) suicida per vergogna a Giulio Einaudi in un rapporto tempestoso per motivi di natura economica (pagava malvolentieri e in ritardo), dal cognato-amico Adriano Olivetti alla sintonia con Italo Calvino, da Elsa Morante e il suo caratteraccio a Cesare Garboli, il grande amico dell’età adulta; su tutto la casa editrice Einaudi e la straordinaria costellazione di profili umani e intellettuali che da lì sono passati e che l’hanno accompagnata insieme ai tanti amici e le tante amiche che hanno arricchito la sua esistenza.Ne esce un ritratto che coglie l’anima in profondità e un grande affresco di un’epoca e di una eccezionale generazione di intellettuali.

E il caleidoscopio si ricompone: la bambina dagli” occhi neri, pungenti e femminili” che vedeva passare lungo la via “un carretto con sopra uno specchio in cui si riflette il cielo della sera”,che soffre di complessi di inferiorità prima verso la bellissima sorella Paola, poi la grandissima Elsa Morante. La donna che ama, riamata o no (una vera sorpresa l’ambiguo comportamento di Quasimodo). La madre che lotta per i suoi figli quando la Storia le passa accanto e la travolge con le leggi razziali, la guerra, la fame, il confino. La scrittrice di romanzi e testi teatrali in cui mette in scena il disordine della contemporaneità con uomini “incrinati”, donne disorientate e instabili, famiglie alla deriva. La polemista del Corriere o de La Stampa, dal saggismo mite ma sempre perentorio (Garboli) sia che si parli del credere o non credere in Dio, dei nuovi metodi educativi, degli specchi rotti dopo la guerra (sempre presenti in tutta la sua produzione) che è impossibile ricomporre. L’intellettuale che siede al tavolo ovale della gloriosa casa editrice Einaudi dove si prendono le decisioni, unica presenza femminile. La deputata pacifista alla Camera eletta come indipendente. Infine la vecchia che vede inabissarsi il mondo in cui ha creduto per far posto ad una nuova umanità alla deriva in cui è scomparso il ” prossimo” inghiottito in una “folla amorfa”, "una nebbia in cui tutti sono immersi e in cui è impossibile distinguere il grande dal piccolo, il bene dal male, il falso dal vero ", ma non smette di riflettere sulla vita, il dolore, l’età e di inchiodarci al muro con i suoi interrogativi che sono poi i nostri.

E in quel bel ritratto in copertina, in cui Natalia è sempre seria, austera, di sbieco, quasi a dirci “non sono solo questa, c’è dell’altro… “ in cui le mani nodose, da vecchia, ci dicono la storia di tanta vita vissuta. Non la suora laica che molti hanno voluto vedere per l’austerità e il rigore che l’hanno sempre contraddistinta anche per la sua volontà di camuffarsi, sobria all’eccesso, ma una donna ricca di passioni autentiche, che nutre, lavora, scrive, si innamora, capace di lottare, insieme ma anche controcorrente, di superare traumi indicibili, di diventare una vera scrittrice pugnace, guerriera .La corsara del titolo, appunto.

Grazie a Sandra Petrignani per averci permesso di conoscere, scongelandola, una Natalia Levi/Ginzburg/Baldini inedita e intima, fuori dal mito che l’ha avvolta fino ad ora consegnandocela come donna e scrittrice ricchissima, "accendendo le luci sulla sua esistenza ma sapendo anche spegnerle al momento giusto".

PS: E’ bello che questo libro così diverso dai soliti in gara e che non saprei come definire (saggio?, biografia romanzata?, viaggio sentimentale?) sia giunto fino alla cinquina dei finalisti dello Strega. E allora, malgrado le polemiche sulla validità e finalità di tali premi, auguri per l’imminente serata della proclamazione del vincitore!  (Mariapia)

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