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Librerie, piccole da morire

piccoleLibrerie, piccole da morire

Bookstore Barnes & Nobles

Tuesday 5 June 2007, ore 20:00

Soffocate dalle grandi catene di bookstore ma più ancora dalla concorrenza dell’e-commerce


STATI UNITI
Librerie, piccole da morire
Soffocate dalle grandi catene di bookstore ma più ancora dalla concorrenza dell’e-commerce

Andrea Rocco
Entrare da Black Oak Books a Berkeley è un’esperienza davve­ro piacevole. Decine di scaffali di libri in legno chiaro, indicazioni delle categorie scritte in bella calligrafia, gli annunci di una ricca serie di conferenze da parte degli autori, commenti e indica­zioni, qualche poltrona per se­dersi, il profumo del parquet di pino che si mischia con quello degli eucalipti e dei pini di Shat­tuck Avenue, ai confini con il campus della University of Cali­fornia Berkeley, la storica culla della protesta studentesca. La li­breria è piena di gente, giovani e vecchi, gli impiegati competenti e gentili. Un posto ideale, un’at­tività che sembra funzionare be­ne, buone vibrazioni, come di­rebbero da queste parti. Ma non è proprio così.
Black Oak Books è stata messa in vendita e se in breve tempo non si troverà un acquirente do­vrà chiudere, come è successo già ad un’altra libreria Black Oak sempre nell’area di San Franci­sco. E come è successo, in questi ultimi mesi a due altre leggenda­rie istituzioni, «A Clean Well­Lighted Place for Books» (il no­me è ovviamente un riferimento hemingwayano) vicino al muni­cipio di San Francisco e la libre­ria Cody’s Books di Berkeley che aveva mezzo secolo di storia. Il fenomeno non è solo locale. A Los Angeles il libraio indipen­dente Dutton’s ha chiuso il suo negozio di Beverly Hills e dovrà ridurre le attività in quello di Brentwood. A New York lo scor­so dicembre hanno chiuso Coli­seum Books, Ivy’s Book e «la più antica libreria del mondo specia­lizzata in mystery», Murder Ink, nell’Upper West Side su Broad­way tra la 92.ma e la 93.ma. E a precederle nel triste rito dell’am­maina- saracinesca era stata nel 2005 forse la migliore di tutte, Midnight Special a Santa Moni­ca: un pezzo della cultura cali­forniana di questi ultimi anni, nata nel 1970 nell’«enclave» con­troculturale di Venice e trasferi­tasi poi sulla Third Street di San­ta Monica. Un grande spazio con una sala per incontri che ha visto transitare il meglio della cultura americana e non solo: Maya Angelou, Oliver Stone, Jello Biafra, Frank Zappa, Paulo Coelho, Slavoj Zizek, Eduardo Galeano, Dave Eggers, Lalo Al­caraz, Khaled M. Abou El Fadl, Walter Mosley, Edward Said, Junko Mizuno e Tariq Ali. Ha chiuso, strangolata da un af­fitto diventato siderale.
Sopravvive, con qualche difficoltà, City Lights Book­store, proprietà del poeta La­wrence Ferlinghetti, madre di tutte le librerie indipen­denti, che ha dalla sua, oltre alla posizione su Columbus Avenue a San Francisco (e al­la sempre ottima qualità del­le proposte), lo status quasi di monumento dell’era «beat» che ne fa ormai anche meta del turismo di massa.
L’accelerazione delle chiu­sure delle librerie indipen­denti sembra segnalare dav­vero la fine di un’epoca. Ma l’inizio della fine risale ai pri­mi anni ’90, con l’avvento delle catene di super-librerie, e in particolare Borders e Barnes and Nobles. L’apertu­ra di uno di questi giganti del libro, con un’offerta media di 100 mila volumi comporta quasi automaticamente la morte delle piccole librerie lì intorno. All’epoca c’erano stati segnali di ribellione.
Aveva provato a resistere Si­sterhood Bookstore la libre­ria femminista di Westwood a Los Angeles, quando un Borders aveva aperto sull’al­tro lato della strada. Ci sono sta­te petizioni e manifestazioni, ma Sisterhood ha perduto. Nella Ca­lifornia del Nord, a Capitola e a Santa Cruz ci sono state ordi­nanze del Consiglio Comunale e ancora manifestazioni. La corsa dei megastore librari è stata però inarrestabile.
Il fatto è che oltre agli sconti sostanziosi e a un numero enor­me di volumi, offrono un’espe­rienza tutt’altro che spiacevole e in gran parte mutuata proprio dalle librerie indipendenti e al­ternative: spazio per il caffè, comodi divani per «assaggiare» libri e riviste, spazi per i bambi­ni, intensi programmi di confe­renze e letture da parte degli autori.

Fonte:  Azione

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