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Centro distribuzioni di Amazon

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Un killer chiamato internet

Tuesday 5 June 2007, ore 18:00

Oggi i due colossi Borders e Barnes and Nobles controllano quasi 2000 librerie...

Oggi i due colossi Borders e Barnes and Nobles controllano quasi 2000 librerie. Ma non sono loro i colpevoli della recente morte delle ultime librerie indipendenti. L’assassino odierno è Internet, o meglio Amazon e i suoi fratelli minori. I libri si vendono ancora bene, ma non nelle librerie. Amazon.com offre 3,7 milioni di libri contro i 100 mila di un Barnes and Nobles o i 20 mila di un negozio indipendente. E non è solo una questione di numeri. In qualche modo le librerie indipendenti che erano sopravvissute all’arrivo dei megastores si erano stabilizzate, accentuando le caratteristiche di unicità dell’esperienza, creando «comunità » di clienti, funzionando sempre più come luogo di aggregazione anche sociale e sottolineando il piacere del­l’incontro casuale e non programmato con una lettura, con qualcosa diverso dai soliti best-seller. « Una buona libreria » – scrive Lewis Buzbee, autore di The Yellow- Lighted Bookshop, un libro in difesa delle librerie indipendenti – « è diversa da qualsiasi altro negozio. Dov’è che si può cu­riosare, assaggiare la merce e poi lasciarla se non ti soddi­sfa? In una cultura che vive nell’adorazione del denaro le librerie sono una delle poche istituzioni commerciali dove i soldi non prevalgono su tutte le altre considerazioni » .
È stato così, ma sembra che non funzioni più. Sembra che Amazon abbia conquistato davvero anche quella clientela che ama i libri, che passa(va) ore a curiosare tra gli scaffali, che cercava collegamenti, stimoli e rarità. Sono clienti in qualche modo felici che ci siano ancora (le librerie indipen­denti), disposti a fare sottoscrizioni e a firmare petizioni per difendere il bookstore,ma poi i libri li comprano on-line. Perché è più facile, l’offerta è più ampia, costano meno e in qualche modo anche Amazon propone quello splendido meccanismo di «viaggio mentale » in fondo al quale trovi un libro diverso da quello che eri entrato a cercare, e ancora più soddisfacente.
La perdita dei clienti più «naturali» si accompagna spes­so a vertiginosi aumenti di affitti: i librai alternativi hanno spesso il fiuto migliore nello scegliere zone della città dimenticate, scommettendo sulla loro rinascita (e sono le libre­rie stesse, con caffé e ristoranti i motori della rivitalizzazione). Ma rinascita vuol dire aumento dei valori immobiliari e degli affitti e si finisce sbattuti fuori per far posto a un Benetton, un Urban Outfitters o uno Starbuck. La perdita delle librerie indipendenti è davvero una «perdita urbana». Se ne stanno incominciando ad accorgere anche i politici. Due senatori, il democratico Byron Dorgan e la repubblicana Olympia Snowe hanno presentato un «Internet Freedom Pre­servation Act» a difesa dei piccoli business, come le librerie, minacciati dal successo dell’e­commerce. E si moltiplicano (in Utah, in Vermont) le iniziative che vanno sotto il nome di «Local First», tese a invitare la gente a comprare nei negozi locali e indipendenti. Sembrano però battaglie di retroguar­dia. Forse a dare più speranze sono casi come quello di Pra­veen Madan, imprenditore di origine indiana e guru di molte imprese hi-tech, che sta per rilevare una delle ultime libre­rie indipendenti di San Franci­sco, Booksmith, nell’ex-quartiere hippie di Haight-Ashbury. Senza stravolgerne il carattere, vuole creare « la libreria indipendente del 21. mo secolo », puntando sulla qualità del servizio e su una stretta integra­zione tra negozio reale e spazio virtuale su Internet. « Se lavorate bene » – ha detto Praveen al «Los Angeles Times» – « date ai clienti una ragione per tornare » .

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