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Il riuso è meglio del riciclo

farenheitIl riuso è meglio del riciclo

Monday 11 June 2007, ore 18:00

Nei «villaggi dei libri» a caccia di titoli perduti

 

Nei «villaggi dei libri» a caccia di titoli perduti
Hay-on-Wye, Fontenoy-la-Joute e Redu regni utopici popolati da milioni di volumi

TESTO E FOTOGRAFIE DI ANDREA BATTAGLINI
«Il riuso è meglio del riciclo, promuovere un libro usato significa rilanciare un volano economico. Mentre i libri nuovi hanno soprattutto un valore commerciale che per lo più dipende dal lancio pubblicitario e salvo eccezioni durano pochi mesi, il libro di seconda mano ha un pregio puramente intellettuale che non muore mai:rivendendolo si rico­municano idee e contenuti dimenticati, fuori dalle ossessive regole del mercato consumista. Ecco perché le booktowns devono essere regni indipendenti come Hay-on-Wye» dice Richard Booth, the King of Hay. Richard è il re dei villaggi dei libri, il fondatore della prima e più importante booktown d’ Europa creata trent’anni fa e imitata da Redu, dieci anni dopo, da Fontenoy-la­Joute nel 1996 e poi nel vecchio continente da una dozzina di piccoli borghi di campagna dove il libro è, appunto, re (sulla carta ce n’è uno anche in Vallese, a St. Pierre des Clages, ma è asfittico per ora).
Booth calza una corona di latta tempestata di rubini e smeraldi di plastica e sulle spalle indossa un mantello di velluto e di finto ermellino. Si gingilla con uno scettro di ferro mentre assicura che perfino il Principe di Galles, quello vero, ha riconosciuto il regno di Hay, un borgo animato da milletrecento mangiacarte e bouquinistes impiccati tra il Galles e l’ Inghilterra nel cuore del Parco Nazionale di Brecon Beacons. Anime colte, estrose e indipendenti, libere di esporre negli scaffali di quaranta librerie per lo più specializzate, testi esauriti, introvabili altrove, di ogni genere: del crimine, per bambini, di cinema e spettacolo, di cucina, bestseller, d’arte e illustrati, di montagna e di mare, prime edizioni o edizioni rare, romanzi, saggi, varia.
Di fianco alla sua libreria, Richard ha collocato en-plein-air degli scaffali gonfi di stanchi e umidi volumi: chiunque può prenderli depositando un obolo in una arrugginita cassetta della posta. Derek Addyman, invece, nel 1987 oltre alla libreria di varia «The Addyman Annexe» ha aperto l’inusuale e spettacolare «Murder & Mayhem» dedicata solo ai libri gialli e polizieschi. Su due piani, conta oltre tremila volumi tra cui le prime edizioni dei romanzi di Agatha Christie, di Sir Arthur Conan Doyle, di Edgar Allan Poe e dei nuovi thriller di Ian Rankin e Ruth Rendell. Sulle battute delle scale e nel pavimento sono disegnate pistole e cadaveriche sil­houette mentre corvi neri, cappellini alla Sherlock Holmes e altre detective’s memorabilia fanno compagnia negli scaffali alle più famose pagine del noir.
A pochi passi di lì, Sally Forwood gestisce un negozio di sole mappe e antiche carte geografiche. Oltre millecinquecento pezzi sono catalogati nella sua «Mostly­Maps», tra cui una sulla contea di Hereford del 1732 in vendita a 1.250 sterline.
Una libreria di musica («La Bohème») si capisce ma, cosa ci fa nel cuore delle Ardenne, a Redu, una libreria sulla Marina? È la passione (dalla navigazione fluviale alle spe­dizioni polari) di Henriette Luychx, una delle ventitrè bouquinistes che acculturano buona parte del Belgio, na­zione piccola ma di fortissimi lettori.
Non solo, Henriette è una delle poche a Redu a essersi specializzata. «Pur essendo il Belgio bilingue e con un elevato indice di lettura medio, è difficile riuscire a creare una libreria monotematica di volumi usati solo in francese o in fiammingo: non se ne trovano abbastanza» confessa Pa­scal Grognard che all’ombra della gotica chiesa parrocchiale cura la «Barque Saoule», locale gon­fio soprattutto di volumi illustrati e per l’infanzia. Dopo Hay-on­Wye, Redu è il secondo villaggio dei libri più importante al mondo. Un borgo di cinquecento anime e una manciata di fienili che negli anni Sessanta stava scomparendo dalla carta geografica. Il sog­giorno nel 1984 di Noel Anselot – ex giornalista e collezionista di volumi di caccia e gastronomia –, l’immediata apertura delle prima libreria di BD ( bandes dessinées e cioè libri disegnati e illustrati) e il gemellaggio con Hay-on-Wye fecero «bollire nella marmitta inchiostro e fibre di legno» e trasformarono Redu in una mecca della vecchia carta stampata fuori commercio. Come a Fonte­noy- la-Joute, a Redu le librerie sono tutte aperte soltanto durante i week end e nei mesi estivi.
Più che librerie quelle di Redu sono caverne di colti Ali Baba dove i clienti passano in rassegna gli scaffali con una leggera torsione del collo, toccano, sfogliano, esaminano pagine e paragrafi, annusano e impilano libri di ogni genere guidati, su richiesta ma con parsimonia, dalle libraie (a Redu sono donne in maggioranza). I libri raramente costano più di 7 o 8 euro, escluse le edizioni d’arte introvabili altrove, mentre in media un testo nuovo in Belgio costa dai 20 ai 22 euro. «Molti turisti visitano Redu come fosse un museo stravagante, alcuni poi acquistano. Ciò che la diffusione di internet ha cambiato purtroppo, è la rarità della scoperta o del ritrovamento di un libro esaurito. Sul web si può spesso sapere se c’è ancora e dov’è, ma altra cosa è comprarlo senza poterlo osservare e toccare» confessa Madam Bauvir della «Librairie Ardennaise».
Anche in Francia, così come altrove in Europa, i giovani lettori calano. E così per insegnare l’amore per i libri, il gusto di toccarli, odorarli e leggerli, a Fonte­noy- la-Joute, sperduto paese della Lorena ma terzo villaggio dei libri in Europa per numero di bouquinistes, il tipografo Jean- Pierre Gouy e il libraio Daniel Baguet hanno istituito nella «Maison de l’ Imprimerie e du Papier» dei corsi sull’arte del libro per bambini in età scolastica: dalla fabbricazione di carta a mano alla rilegatura. Dalle città vicine, Nancy, Epinal, Baccarat, Strasburgo ecc., tutti i giorni nugoli di bimbi arrivano a Fontenoy e si adoperano tra vasche d’acqua e fibre vegetali, telai, torchi, vecchi caratteri di piombo e storiche macchine da stampa a pedale o elettriche. Imparano a fare i fogli a mano, uno con l’impronta della propria da portare a casa, a comporre le righe coi piombi, a inchiostrare e stampare. Infine sperimentano la rilegatura manuale con ago e filo. «Si divertono e prendono confidenza con la sostanza, con le pagine, con gli odo­ri di un libro e poi con i suoi contenuti. È fondamentale, oggi che il mondo legge al computer» sostiene Jean-Pierre Gouy. Daniel baguet insegna solo al pomeriggio, di mattina segue la sua libreria (l’« Equitèque») specializzata in cavalli ed equitazione anche se intorno a Fontenoy per chilometri pascolano solo grasse mucche. Tranquilla, a forma di stella e di taglia rurale, Fontenoy-la­Joute è diventata una booktown circa dieci anni fa per volontà di Serge Bonnet, un prete domenicano amico di un deputato regionale. Oggi ci sono 280 abitanti e un milione di libri che aspettano di rivedere uno spicchio di cielo. Come i libri polizieschi e per l’infanzia raccolti da Dominique Wagner nella libreria «Micromégas» che smaltisce circa il 45% del magazzino con Internet e il resto la domenica a turisti di passaggio: «basta vendere un paio di gialli storici, degli anni Quaranta come Le Boulevard des Allongés di Frédéric Dard edizione Fleuve Noir che vale 350 euro, e la settimana è quasi fatta». Già, che storie. Da romanzo.
Fonte: Corriere del Ticino

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